Se potessi esprimere tre desideri…

Se potessi esprimere tre desideri, il primo desiderio sarebbe esprimere altri 100 desideri. Ogni volta che qualcuno trova una lampada nei film e dentro c’è il genio della lampada non capisco mai perché non dica: “voglio esprimere altri 100 desideri”. Forse, ci sono delle regole che non conosco in materia di espressione desideri però se fosse così allora si dovrebbe dire: “se potessi esprimere tre desideri tranne esprimere di esprimere altri desideri”.
Se io potessi esprimere tre desideri, il primo desiderio che esprimerei sarebbe riuscire a dire sempre la verità in ogni occasione. Questo, significherebbe sapere la verità (perché prima di dirla…). In questo modo riuscirei anche a realizzare due desideri al posto di uno, che non è mai male.
La prima persona cui direi sempre la verità sarebbe me stesso. Probabilmente, le prime verità che mi chiederei avrebbero a che fare con le donne oppure -senza esagerare- avrebbero a che fare con una donna. Comunque non su di me, che poi mi viene paura. Mi farei così alcune domande, tipo: “mi ama? vale la pena? la amo? continuo? game over? ci amiamo? resto? vado a casa? richiama? richiamo? richiamiamo? ci sto solo rimettendo il sonno?“. La cosa bella sarebbe che poi -sapendo che contiene la verità- mi fermerei anche ad ascoltare la risposta. Al momento, invece -sapendo che dico una marea di cazzate- non mi fermo mai ad ascoltare quel che ho da dire e preferisco passare da una domanda all’altra quasi volessi intontirmi di punti interrogativi, pensando così di sfogare l’ansia.
Il secondo desiderio che vorrei esprimere.
Devo dire la verità, se penso ai desideri che vorrei esprimere non mi vengono in mente la fame nel mondo, il cambiamento climatico e le malattie facilmente curabili che però devastano ugualmente milioni di esseri umani come me.
La fame nel mondo.
E’ dalle scuole elementari che ho in bocca questa fame nel mondo. Sono piene le conservatorie delle scuole di mezzo paese -anzi di mezzo mondo- di temi di bambini sulla fame dei bambini dell’altro mezzo mondo. Ma che desiderio è far smettere la fame nel mondo? Ma quale mondo? Quale mondo? Nel mio mondo non c’è fame nel mondo, nel mio mondo ci sono solo io a la pancia piena. La mia pancia piena è un mondo a se stante è una monade la pancia mia fatti capanna. Nel mio mondo non ci sono nuovi mondi da scoprire, il mio mondo è una palla liscia tutta nera, tutta terra, niente acqua, niente vento, niente mare, niente male, solo pietra, solo cielo, niente acqua, niente male. Tutta nausea nel mio mondo, tutta nausea nel mio naso nei seni del mio naso dietro agli occhi sopra al naso. Guardinga, astuta, accucciata la mia nausea e da questo desiderio deserto si vede tutto e tutto è morto. (solo che questo è Pessoa e va detto).
Se avessi un secondo desiderio direi al genio di farmi passare la nausea che sarebbe un desiderio di serie inferiore perché non avrebbe a che fare con lo stare meglio ma solo con il non stare male e sarebbe di serie infima perché non avrebbe a che fare con nessuno se non me stesso. Però sarebbe anche un desiderio mondiale perché sarebbe il desiderio del mio mondo tutto. Di quel mondo che sono io.
Queste cose non le dirò al genio che sennò si prende male.
Lui mi chiederà: “E dunque il tuo secondo desiderio?”
“Fammi passare la nausea, genio” (se ci riesci).
Devo solo sperare che non mi chieda: “Perché?” in quanto essendo che il primo desiderio era dire la verità sarei un po’ fregato. Che poi non lo sarei nemmeno tanto, gli dovrei solo fare tutto questo pippone però se me lo chiede vuol dire che un po’ se lo merita.
Il terzo desiderio.
Io non avessi la nausea e l’ansia e l’angoscia e le voci in testa che mi dicono: “sei una merda sei una merda sei una merda” (è vero che questo è Paolo Nori, ma pure io le sento anzi le sento pure peggio perché a me mi dicono: “non sei manco una merda come Paolo Nori, non sei manco una merda come Paolo Nori che lui fa solo finta che è una merda ma poi scrive un sacco di romanzi e traduce dal russo lui e tu invece sei una merda e l’unica cosa che hai meglio di Paolo Nori -cioè peggio- sono le voci nella testa che sono più cattive di quelle sue.) Quindi, io non avessi questo masso esistenziale, io direi anche che va bene così. Io direi: “non lo voglio un terzo desiderio, genio”. In realtà, veramente, non volevo neanche tanto il primo, era soprattutto il secondo che mi serviva. Il primo l’ho messo per non fare la figura di quello che vede una stella cadere e non ricorda cosa desiderare (Afterhours) ma tutto sommato se vinco anche solo una quota di partecipazione nella strofinata di lampada -se vinco una lampada in multiproprietà mettiamo- allora io mi accontento del secondo.
Il terzo lo potrei regalare, a questo punto. O vendere se non altro. Quanto può valere un desiderio immediatamente realizzabile? Molto, moltissimo? Ma se fosse una questione di soldi potrei esprimere come desiderio di farmi dare il triplo del valore di mercato di un desiderio realizzabile e così avrei chiuso la questione. Lo potrei regalare per quell’ineffabile di eterno che incresperebbe le labbra del mio ancor sconosciuto amico o amica cui farei questo incredibile, indomito, regalo? Stocazzo. Probabilmente, stocazzo è esattamente la risposta a quell’ineffabile di eterno. Piuttosto, preferirei chiedere un doppio cheesburger scaduto rimasto per due giorni in strada a fermentare sotto il sole di Bombay dentro un sacchetto di plastica scura. Piuttosto, preferirei precipitare dal trentaseiesimo piano di un doppio big mac e centrare con la pupilla destra il pennacchio dell’albero di natale di time square, farmi trapassare fino dietro al seno sfenoidale mentre in tutte le aree del cervello che non conosco -in un nanosecondo- va via l’elettricità, le connessioni saltano, le sinapsi sfocano e la vita non mi passa avanti come un film perché questa cosa è una cazzata. Perché come un film? Ma quando non c’erano i film la vita come ti passava davanti? Come una serie infinita di dagherrotipi? 24 dagherrotipi al secondo? E quando non c’erano le foto? Passava come una serie di quadri? Una pinacoteca gigantesca, una mostra permanente alla tua vita? E prima ancora? La vita passava come un bassorilievo? Come un geroglifico egizio? Una pittura rupestre graffittata in grotte profonde quanto il senso del mio sconforto ora?
La vita passa quando si muore o passa quando si vive, non lo so, lo potrei chiedere al genio.
Manco come desiderio, più per curiosità diciamo.
piccola postilla. Se la vita passasse davvero avanti come un film comunque la mia avrebbero iniziato a registrarla in super8 e ora col cazzo che trovo un lettore da qualche parte. Peccato.

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